Eleonora Calvelli vive e lavora a Roma. Dopo aver completato gli studi di Lingua e Letteratura Russa e un master di giornalismo presso la Facoltà di Scienze della Comunicazione a Roma, ha frequentato un corso biennale presso la Scuola Romana di Fotografia (2005). Nel 2008 ha partecipato al workshop "Il cammino della Via Francigena"; il progetto finale è stato esposto a "FotoGrafia" VII Festival Internazionale di Roma; la sua raccolta "Il cammino della via Francigena" è stata selezionata per partecipare al "China Pingyao International Photography Festival". Nel 2010 ha esposto a Fotoleggendo una prima parte del lavoro a lungo termine "Rainbow Families" sulle famiglie omogenitoriali italiane, progetto terminato nel 2013 e pubblicato da Postcart con il titolo "In Bloom". Ha esposto in Italia e all'estero.

Alcune delle sue fotografie sono state pubblicate nei volumi collettivi "Il cammino della Via Francigena", "Pastori", "Villaggio Olimpico Roma".

www.eleonoracalvelli.com

con:

Maria Grazia Tomei è un'impegata e si interessa di fotografia, viaggi, curiosità, lettura, arte, design, arredamento, case sugli alberi.

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Eleonora Calvelli: Mi era già capitato di utilizzare Google Maps e Google Street View per altri progetti fotografici, soprattutto come punto di partenza per conoscere il territorio. Nel caso del progetto fotografico su Onna, Google mi ha suggerito uno spunto anche dal punto di vista dei contenuti. Sono partita dalla constatazione che la frazione di Onna non è segnalata su Google Maps: infatti, facendo una ricerca del paese, si visualizza solamente via Onna, una strada che parte da Paganica, scende verso il nucleo industriale di Bazzano, supera la ferrovia fino ad arrivare appunto alla frazione de L'Aquila. Dunque, su Google Maps, Onna esiste solo come strada ma non come paese. Visivamente, sulle mappe di Google, il paese può essere rintracciato solo da chi abbia già visitato il luogo. Se poi, sempre utilizzando Google Maps, si passa alla visualizzazione satellitare, si intravede chiaramente il nuovo “Villaggio Onna” costruito a fianco del nucleo abitativo originario, completamente distrutto dal terremoto. Tuttavia, nessuna delle immagini satellitari restituisce con chiarezza la situazione attuale come conseguenza del terremoto del 2009. Paradossalmente, chi dovesse recarsi sul posto affidandosi solo a Google Maps verrebbe a confrontarsi con una realtà diversa rispetto a quella visualizzata in precedenza sul computer.

Lo stesso accade con Google Street View dove le riprese relative al prima e dopo coesistono, producendo una specie di salto spazio-temporale. Infatti è sufficiente spostarsi di un passo - avanti o indietro -  per passare, senza soluzione di continuità, da immagini raccolte prima del sisma ad altre raccolte in un secondo momento, in un'alternanza di panorami tra la campagna prima del terremoto al nuovo Villaggio Onna. Insomma, alla stessa longitudine e latitudine, alle stesse identiche coordinate, facendo un movimento indietro o in avanti sullo Street View, appaiono inquadrature dello stesso paesaggio del 2009, prima del terremoto, e del 2010, dopo la costruzione del nuovo Villaggio Onna.

L'effetto che si produce è quello di uno scarto visivo: scarto su cui ho deciso di concentrare l'analisi, utilizzandolo come metafora dello spostamento di senso legato alla visione filtrata dai media.

Per rappresentare visivamente tale scarto, ho suddiviso il lavoro in due serie di fotografie: la prima ottenuta attraverso alcuni screenshot di Google Maps e Google Street View; mentre la seconda comprende le foto scattate da me a Onna nel  2013 e nel 2014.

Il mio progetto si concentra sul modo in cui il tempo modifica la natura, in una prospettiva diacronica grazie alla quale i luoghi vengono percepiti in transizione; sull'importanza dell'esperienza diretta e sul recupero della realtà attraverso la fotografia; sulla necessità di colmare il divario generato dallo spostamento di senso, in un tentativo volto a riportare la realtà all'interno dei media.

“Le recenti tecniche visuali hanno provocato una mutazione della qualità dello sguardo, le immagini elettroniche, le tecniche video sembrano relegare la fotografia nella soffitta dell'antiquariato, ma nonostante tutto, io credo che abbia ancora davanti a sé molto spazio. I luoghi, l'esterno, l'interno, tutto sembra essere attraversato da stimolazioni visive sempre più veloci e frequenti, ma questo ci impedisce di vedere con chiarezza. In mezzo a questo mareeterogeneo, in questi luoghi che sono sempre di più totale dominio del “territorio dell'analogo” e dove la moltiplicazione assume un ritmo sempre più vertiginoso, possiamo vedere nella fotografia un importante momento di pausa e di riflessione. La fotografia dunque come momento di riattivazione dei circuiti dell'attenzione, fatto saltare dalla velocità dell'esterno.” Luigi GhirriNiente di antico sotto il sole, Torino, 1997.

Sotto questo profilo, si tratta anche di una riflessione di metodo sulla fotografia documentaristica a lungo termine: in un flusso informativo eterogeneo, in cui l'informazione scorre continuamente e veniamo bersagliati dal clutter mediatico, la fotografia documentaristica a lungo termine si pone come possibilità di opporsi e di riconsiderare la proliferazione e la casualità dell'informazione mainstream.